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La manovra da 25 miliardi ne vale forse 15
Roma, 12-6-2010. L’esperienza insegna che anche la manovra finanziaria meglio concepita è destinata a perdere per strada parte della sua efficacia. Un rischio che corre anche il decreto legge del 31 maggio scorso, con cui il Governo intende abbattere di 25 miliardi il disavanzo e correggere il debito. Le tabelle che traducono in cifre articoli e commi del provvedimento ne indicano vari punti di forza e di debolezza.
Un esempio di debolezza, le entrate fiscali. Il cui aumento, pari a un terzo di quanto il decreto dovrebbe fornire in totale, dovrà derivare dal “contrasto all’evasione fiscale e contributiva”. Già questo è un ritorno al passato: da anni i Governi evitavano di iscrivere in via preventiva il gettito della lotta all’evasione. Ripetute delusioni e il semplice buon senso consigliano infatti di attendere i risultati, piuttosto che metterli subito in conto. Invece, ecco 415 milioni iscritti per l’anno in corso, 3 miliardi nel 2011, 9,5 nel 2010 e 7,4 nel 2013. Tra le norme più sostanziose di questa parte del decreto vi è anche quella che, probabilmente, darà i risultati più solidi: il divieto di procedere all’autocompensazione di crediti di imposta quando esista un debito iscritto a ruolo in via definitiva per oltre 1.500 euro. Il frutto della norma è previsto in 700, 2.100 e 1.900 milioni rispettivamente nel 2011, 12 e 13. Quanto alle molte altre norme di contrasto all’evasione, sarà interessante constatarne i risultati.
Dall’altro lato, quello delle minori spese, è vistoso il taglio al Patto di stabilità interno. Tanto che molti e influenti presidenti di Regioni lo giudicano esiziale per il federalismo. Si tratta di tagli permanenti ai trasferimenti statali. Per le Regioni a statuto ordinario, sono 4 miliardi in meno nel 2011 e 4,5 miliardi dal 2012 in poi. I Comuni dovranno fare a meno, rispettivamente, di 1,5 e di 2,5 miliardi. Le Province di 300 e di 500 milioni. Le Regioni a statuto speciale di 500 milioni e di 1 miliardo. Roma capitale perde 300 milioni annui.
Tagli permanenti, si è detto. Spazi di recupero, nelle finanze regionali, ci sono: gli sprechi sono enormi. Ma ben difficilmente si riuscirà o si vorrà incidervi. Poi, i trasferimenti vanno quasi interamente alla spesa sanitaria. Che accadrà in caso di vera carenza di fondi? Sono immaginabili le resistenze degli amministratori e dei cittadini. L’ultima parola spetta ai decreti delegati del federalismo. Anche sul versante di questi tagli, solo allora se ne conoscerà la vera efficacia.
Così come non si può conoscere preventivamente l’efficacia della manovra di primavera, altrettanto non si può prevedere di quanto il bersaglio verrà mancato. Di circa 8-10 miliardi? Sarebbe un risultato in linea con la tradizione.
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