05.02.2012 La pubblicazione dei testi non ha carattere di ufficialità
La consultazione è gratuita
 (Consiglio di Stato 183/2010)
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Federalismo demaniale vincolato per ridurre il debito

 

Roma, 22-5-2010. Voci di un irrobustimento della manovra di finanza pubblica, finora accreditata di 26-28 miliardi, si infittiscono. Che, per correggere il disavanzo, quella somma non basti, è molto probabile. E’ invece certo che non sarà sufficiente a ridurre il debito nella misura voluta dallo stesso Governo. E poiché proprio il debito, assai più del deficit annuale, richiede una drastica correzione, c’è da chiedersi come si possa ottenere il risultato voluto.

      Una risposta è forse nel decreto delegato per l’attuazione del federalismo demaniale, approvato l’altro giorno dall’apposita commissione bicamerale. Il testo che esce dai lavori della commissione contiene infatti uno strano vincolo: Regioni, Comuni e Province, una volta avuti in assegnazione gli immobili oggi di proprietà dello Stato, potranno valorizzarli oppure venderli. In questo secondo caso, il 75% del ricavato andrà a ridurre il debito proprio dell’ente mentre il restante 25% andrà a sollievo del debito dello Stato.

      Si tratta di una disposizione che irrigidisce molto il provvedimento. Sorprende che la Lega l’abbia accettata. La Lega però sembra, in questo periodo, volersi fregiare più della forma, ovvero del federalismo che avanza, che dei contenuti dei decreti delegati attuativi che dovranno costruire lo Stato federale. L’accordo con l’Idv è frutto di questo spirito.

      Insomma, saranno le vendite dei beni degli Enti locali a colmare l’altrimenti inspiegabile divario che passa, nei conti del Governo, tra manovre di riduzione del deficit annuale e riduzione del debito nello stesso periodo. Le prime, che la Relazione di finanza pubblica del 6 maggio escludeva per l’anno in corso, sono ora ritenute necessarie e urgenti. Per quale dimensione? Proprio per gli 1,6 punti di Pil, circa 27 miliardi, che la Relazione indica, ma come interventi da fare nel 2011-2012. E la riduzione del debito? Per questa, la Relazione prescriveva oltre 40 miliardi, il 2,4% del Pil sempre entro il 2012. Poiché tra i due interventi corre soltanto l’onere per interessi, che è previsto in aumento, non è certo per questa strada che passa un calo del debito ben superiore alla correzione del deficit. Dunque, la risposta consiste nelle eterne una tantum, appunto le vendite di immobili oggetto di trasferimento dallo Stato agli enti locali. Dal momento che il debito cui guarda Bruxelles è quello delle amministrazioni pubbliche, comprensivo del debito degli enti territoriali, l’operazione avrebbe senso.

     Occorre ammettere che, quando si parla di vendita di attivi patrimoniali pubblici (gli immobili) per ridurre i passivi (il debito), la misura ha effetto permanente: più che di una tantum si deve parlare di operazioni non ripetibili poiché ogni immobile - è ovvio - non può essere alienato che una sola volta. Ma il problema alla base dell’accumularsi del debito, ovvero la dimensione del disavanzo annuale, rimane in tutta la sua gravità.     

 


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