07.09.2010 La pubblicazione dei testi non ha carattere di ufficialità
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 (Consiglio di Stato 183/2010)
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La manovra negata potrebbe arrivare a 50 miliardi

 

Roma, 11-5-2010. Nonostante le rituali smentite, la manovra di bilancio si avvicina. La necessità di anticiparla, esclusa fino all’altro giorno dal ministro Giulio Tremonti, è stata imposta ancora una volta dal precipitare delle circostanze: la crisi greca prima, l’attacco all’euro poi. I Paesi con i conti pubblici in difficoltà, tra cui l’Italia, devono dunque porre mano a misure correttive. Intenzione del Governo era di ridurre il deficit (e, per questa via, il debito) con due interventi da complessivi 1,2 punti di Pil  (20 miliardi o poco più) nel 2011 e nel 2012. Così era spiegato nel Programma di stabilità di fine gennaio. Ora invece, con la nuova Relazione di finanza pubblica (Ruef), ecco la manovra salire a 1,6 punti di prodotto, oltre 27 miliardi, sempre entro il 2012. Il documento, del 6 maggio scorso, non lo dice, ma le circostanze richiedono che l’intervento sia fatto subito, senza attendere il bilancio di previsione 2011, dunque con decreto legge.

Ma qual è il vero ammontare della correzione necessaria? Non si tratta né dei vecchi 20 miliardi e neppure dei 27 della recentissima Ruef: sono 40 miliardi come minimo ma, alla fine, dovranno essere di più, o l’obiettivo non sarà centrato.

Da dove emergono i 40 miliardi di correzione? Semplice: dal confronto tra debito tendenziale e debito programmatico. La Ruef si guarda bene dal fornire al lettore i valori assoluti, i soli che permettano di capire cosa stia accadendo. Ricavandoli dai rapporti tra debito e Pil è facile colmare la reticenza.  In breve, il nostro debito delle Amministrazioni pubbliche, quello cui guarda l’Europa e che rappresenta il vero punto debole dei Paesi in difficoltà (Grecia, ma anche Spagna, Irlanda, Portogallo e Italia) salirebbe in mancanza di interventi al 119,6% del Pil nel 2012, cioè a 1996,6 miliardi. Il debito programmatico, cui si arriva invece grazie alle manovre di contenimento, è del 117,2% del Pil, 1956,5 miliardi. Differenza, appunto oltre 40 miliardi. Del resto, il divario che passa tra i due debiti in rapporto col Pil, il 2,4% del prodotto, è ovviamente assai maggiore dell’1,6% indicato nella Ruef come correzione necessaria e sufficiente.

Bastano 40 miliardi di manovre per raggiungere l’obiettivo? Quasi certamente no. L’andamento tendenziale dei conti è, come al solito, redatto a legislazione vigente, che per definizione trascura ciò che non è disciplinato o previsto dalla norma legislativa: rinnovi contrattuali, finanziamenti ad Anas e Ferrovie, altro ancora. Prudenza impone di aggiungere, al tendenziale, non meno di 10 miliardi nel biennio. Ne consegue che la manovra necessaria a portare i conti, e soprattutto il debito pubblico, entro gli obiettivi previsti per il 2011, difficilmente potrà essere inferiore ai 50 miliardi.        

 


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