05.02.2012 La pubblicazione dei testi non ha carattere di ufficialità
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 (Consiglio di Stato 183/2010)
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Lo Stato paga per cassa? Ecco che succede

 

Roma, 22-4-2010. Il passaggio sperimentale a un bilancio dello Stato redatto in termini di sola cassa è pronto. Il decreto ministeriale è stato messo a punto dalla Ragioneria generale nonostante le molte resistenze che la novità, inserita nella nuova legge contabile, induce in molti esperti.

La struttura dei bilanci in termini sia di competenza, sia di cassa, è stata adottata all’indomani dell’Unità d’Italia e, già allora, lo fu dopo lunga discussione tra gli studiosi e i politici, che coinvolse lo stesso Cavour. La nuovissima legge 196/2010, che ha preso il posto della 468/1978 sostituendo, tra l’altro, alla tradizionale legge finanziaria la “legge di stabilità”, conferisce al Governo, all’art. 42, una delega (una fra le decine previste dal provvedimento) proprio per il passaggio, entro tre anni, dal regime attuale a quello “semplificato”: appunto, la redazione per cassa del bilancio di previsione dello Stato “e degli altri documenti contabili”.  Nel frattempo però, e per almeno due esercizi, dev’essere avviata una sperimentazione. I dettagli sono disciplinati appunto dal decreto del ministro dell’Economia.

La forma attuale dei conti pubblici si basa sulla logica sequenza competenza-cassa-residui-massa spendibile o acquisibile. Il primo passaggio, quello della competenza, è legato ai provvedimenti legislativi da cui discendono le autorizzazioni a incassare e a spendere. Nel caso degli incassi, la situazione è più semplice. Quando si passa ai pagamenti, ecco sorgere lo spettro dei diritti soggettivi, cui le leggi danno vita e a fronte quei quali si stabilisce l’obbligo dello Stato a pagare e, appunto, il diritto del cittadino a incassare. Che accadrebbe saltando questo passaggio? Come si articolerebbero i rapporti tra lo stanziato e lo speso? Molti Paesi hanno abbandonato il principio della competenza per abbracciare la sola cassa. Ma spesso è sconosciuto, all’estero, il concetto di diritto soggettivo: lo Stato paga quando può. Se non può, il cittadino si rassegna. Questo vale, ad esempio, anche per spese da noi “sacre”, quali le pensioni. In Italia, invece, il vincolo al pareggio del bilancio deve cedere di fronte al diritto soggettivo al pagamento.          

 


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