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La manovra necessaria che nessuno vuole fare
Roma, 9-4-2010. Nessuna manovra correttiva, a giugno prossimo, per i nostri conti pubblici, ha precisato Giulio Tremonti smentendo notizie che circolano da tempo. E che indicano come necessario un intervento da 4-5 miliardi per mantenere il disavanzo 2010 entro l’obiettivo ufficiale di 78 miliardi, il 5% del Pil dopo il 5,2% accusato nel 2009. In realtà, la correzione necessaria, alla luce dei conteggi in corso per la messa a punto della Ruef, la Relazione di finanza pubblica di imminente pubblicazione, sarebbe doppia, e vicina ai 10 miliardi.
Non si tratta di una sorpresa: tra spese da coprire e contratti pubblici da rifinanziare (1,7 miliardi stanziati per la vacanza contrattuale, una dozzina quelli che serviranno veramente tra quest’anno e il 2012), oneri inevitabili ma che sfuggono alla stima ufficiale dei conti, il disavanzo di competenza che risulterà dalla Ruef darà conferma, anche se parziale a causa della reticenza ufficiale, dei primi scricchiolii che si avvertono nei conti dello Stato. Già il deficit di cassa di marzo, superiore di 3,5 miliardi a quello dello stesso mese del 2009, ha rappresentato un segnale di allarme e un’inversione di tendenza dopo il buon andamento di gennaio e di febbraio. Del resto, la smentita di Tremonti di una manovra d’estate, se da un lato è dovuta, è anche poco convincente: il Programma di stabilità consegnato a fine gennaio scorso a Bruxelles impegna l’Italia a due manovre, da attuare l’una nel 2011 per lo 0,4 del Pil, l’altra doppia, dello 0,8%, nel 2012. Ma il 2013 sarà anno elettorale: sembra molto più ragionevole, per il Governo, anticipare queste misure di un anno evitando di farle cadere nell’imminenza di una consultazione elettorale.
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